Finalmente in Italia, Sunodia è con Rod Dreher, autore di “L’Opzione Benedetto ”
L’Opzione Benedetto
“l’assimilazione al mondo sta segnando la fine del cattolicesimo occidentale. La politica non ci salverà. Ci salverà la fede vissuta in piccole comunità di credenti, un piccolo resto capace di sopravvivere al diluvio del secolarismo.”
«Ho scritto L’Opzione Benedetto per svegliare la Chiesa ed incoraggiarla ad agire per rafforzarsi, finché è ancora in tempo. Se vogliamo sopravvivere dobbiamo tornare alla radice della nostra fede…»
Arriva finalmente in Italia Rod Dreher il giornalista statunitense autore del best seller internazionale The Benedict Option (35mila copie vendute negli USA), un libro definito dal NYT «The most discussed and most important religious book of the decade». Il libro è stato tradotto e pubblicato in Italia dalle Edizioni San Paolo (L’Opzione Benedetto. Una strategia per i cristiani in un mondo post-cristiano, San Paolo 2018, pp. 352, € 25,00).
Dopo aver girato gli Stati Uniti e la Francia, l’autore – giornalista ortodosso conservatore – arriva in Italia (dal 9 al 17 settembre) per parlare ancora della sua “Opzione Benedetto”. Tra i vari appuntamenti che l’editore ha organizzato nel nostro paese (qui il programma delle conferenze italiane), il 10 settembre Dreher sarà al Teatro Piccolo Eliseo di Roma (ore 19,00) dove si confronterà col giornalista Giuliano Ferrara, fondatore del quotidiano Il Foglio, e con Giovanni Maria Vian, direttore dell’Osservatore Romano. L’incontro ha un titolo programmatico: «Nel mondo ma non del Mondo. La fede nell’epoca post-cristiana e l’Opzione Benedetto».
L’argomento del libro è infatti il rapporto tra i cristiani e il mondo in cui essi vivono, un mondo che ha rifiutato Dio e che è diventato sempre più ostile e inospitale per chi crede nel Dio di Gesù Cristo. «La tesi di fondo è semplice – si afferma nella presentazione del libro – in un mondo come il nostro, molto simile a quello che vide la fine dell’Impero Romano con l’arrivo dei barbari, è necessario fare come Benedetto da Norcia, separarsi dall’Impero per poter ritrovare le proprie origini, radici e identità, così da poter essere in prospettiva “sale della terra” non insipido».
L’autore Rod Dreher (photo by Max Becherer)
Ecco dunque l’Opzione Benedetto. Più che una teoria si tratta di una proposta concreta: vivere il cristianesimo in piccole comunità simili a quelle fondate dal santo di Norcia, padre del monachesimo occidentale, tra il V e il VI secolo. San Benedetto rinunciò al mondo per ritirarsi in preghiera con dei compagni; fondò piccole comunità che conservarono la fede incarnando un radicale stile di vita evangelico: «morire a se stessi per vivere in Cristo». La testimonianza dei monaci incise nella società occidentale più di quanto lo si possa immaginare, fungendo da “sale” in un mondo che aveva perso il suo sapore e contribuendo in maniera decisiva alla ricostruzione dell’Europa. Ecco perché oggi abbiamo bisogno «piccole cerchie di credenti che vivono intensamente la fede, e che dovranno in un certo modo esser tagliati fuori dalla società di massa, preferendo attenersi alla verità». Piccole comunità cristiane per combattere la frammentazione, l’individualismo e l’idolo dell’autodeterminazione che caratterizzano la società contemporanea post-moderna.
Con questo libro l’autore cerca di rispondere ad alcune domande fondamentali che si impongono a quei cristiani che si interrogano sul futuro della Chiesa nella società: “Qual’è il ruolo dei cristiani in un mondo che ha rifiutato Dio? Quale è il futuro della Chiesa nell’era post-cristiana? Che mondo stiamo preparando per i nostri figli?” Dreher si lascia guidare da una riflessione di un’altro Benedetto, l’allora professore Joseph Ratzinger, che in una conferenza del 1969 vedeva la Chiesa del futuro come una realtà ridotta a un piccolo resto minoritario capace però di conservare la fede in mezzo a grandi tribolazioni. Così parlava J. Ratzinger:
Dalla crisi odierna emergerà una Chiesa che avrà perso molto. Diventerà piccola e dovrà ripartire più o meno dagli inizi. Ripartirà da piccoli gruppi, da movimenti e da una minoranza che rimetterà la fede e la preghiera al centro dell’esperienza e sperimenterà di nuovo i sacramenti come servizio divino e non come un problema di struttura liturgica. A me sembra certo che si stanno preparando per la Chiesa tempi molto difficili. La sua vera crisi è appena incominciata. Si deve fare i conti con grandi sommovimenti. Ma io sono anche certissimo di ciò che rimarrà alla fine: non la Chiesa del culto politico, ma la Chiesa della fede.
Fonte d’ispirazione per Rod Dreher è stato anche il filosofo Alasdair MacIntyre (cfr. pp. 34-39) che nel suo Dopo la virtù (1981) paragonava la crisi dell’Occidente moderno alla crisi dell’Impero Romano d’Occidente, dove abbandonate le virtù la società è dominata dalla barbarie e dall’emotivismo. Per MacIntyre, un punto di svolta fu l’avvento di San Benedetto e l’aggregazione dei fedeli laici in piccole comunità di fedeli. Il mondo oggi – sosteneva il filosofo – attende «un altro – senza dubbio molto diverso – Benedetto». Questo nuovo Benedetto – afferma Dreher – siamo io e te, cristiani di oggi, chiamati a conservare la fede resistendo alla cultura di morte spaventosamente diffusa nella nostra società occidentale.
In una intervista concessa alla rivista Tempi, Dreher risponde alle accuse di chi pensa che Opzione Benedetto voglia proporre un “ghetto” di cristiani che rifiutano di mescolarsi coi loro contemporanei e preferiscono abbandonare la loro società:
I cristiani sono chiamati a evangelizzare, a essere il sale della terra, è vero. Ma oggi questo sale è diventato insipido. Se dobbiamo essere per il mondo secondo la volontà di Cristo, dobbiamo allontanarci dal mondo per approfondire la preghiera, la vita di comunità fra noi e la comprensione della Bibbia. Ci siamo assimilati al mondo: la gente non vede differenze fra un cristiano e un non cristiano. Prendiamo un monastero come quello dei benedettini a Norcia: offrono assistenza spirituale a tantissime persone che si rivolgono a loro, ma se la loro porta non fosse mai chiusa, se non dedicassero la maggior parte del loro tempo alla preghiera e al digiuno separati dal resto del mondo, non potrebbero poi essere di aiuto a nessuno. Lo stesso vale per noi laici…
Il libro è stato pubblicamente stroncato dal sacerdote gesuita Antonio Spadaro, esponente di spicco del cattolicesimo “liberal”, direttore della rivista Civiltà Cattolica e molto vicino a Papa Francesco. Il sacerdote gesuita arriva ad insinuare un’accusa di “eresia” per la proposta di Dreher in quanto incline a creare una “società parallela” di cristiani nostalgici, basata sulla “purezza dottrinale” e “rigidità morale”. Questa durissima critica ha fatto si che The Benedict Option venisse considerato da alcuni come un libro contrario al pensiero di papa Francesco, più incline al dialogo e all’amicizia col mondo. Una posizione che l’autore ha rifiutato nettamente definendole “calunnie” scritte “in cattiva fede” da chi “non ha ancora letto il libro”. Secondo l’autore le critiche provengono da chi rappresenta un tipo di “cattolicesimo candido” ma è incapace di dialogare e vuole imporre la propria visione contro chi dissente («progressisti che dicono di tacere a tutti quelli che non la pensano come loro»).
Non si tratta dunque di una rinuncia al mondo per paura del confronto o per rifiuto del dialogo. Tanto meno per un senso di superiorità o presunzione di purezza morale. Per l’autore si tratta piuttosto di un “ritiro strategico”: «per essere pienamente e autenticamente cristiani nel mondo, dobbiamo tracciare linee più nette tra noi e il mondo».
Diversamente da quello che si potrebbe pensare, L’Opzione Benedetto non rappresenta una visione cupa e pessimista del mondo e della Chiesa. Al contrario, pur riconoscendo che viviamo una situazione allarmante è necessario riconoscere che «in questa crisi è iscritta una benedizione nascosta, se vogliamo aprire gli occhi per vederla. Come Dio usava il castigo nell’Antico Testamento per richiamare a Sé il proprio popolo, così Egli potrebbe star pronunciando un giudizio simile contro una Chiesa e un popolo raffreddati dall’egoismo, dall’edonismo e dal materialismo. La tempesta incombente potrebbe essere un metto attraverso il quale Dio ci libera».
Da parte sua Mons. Chaput arcivescovo di Filadelfia, (così come hanno fatto molti altri vescovi e commentatori), ha elogiato il testo di Dreher definendolo «provocatorio nel suo contenuto, accorto nelle sue intuizioni, vivido e coinvolgente nel suo stile». «The Benedict Option – ha proseguito Chaput – è uno strumento prezioso per comprendere i nostri tempi e agire come fedeli credenti».